Supporto psicologico: terzo anno di progettualità

ott

16

2024
Personale di Polizia Penitenziaria
Personale di Polizia Penitenziaria

 

Nell’ambito dell’obiettivo dedicato al “miglioramento della qualità del servizio di giustizia”, introdotto con l’atto di indirizzo politico-gestionale del Ministro della Giustizia dell’Anno 2022, è stata espressamente prevista la realizzazione di azioni di supporto psicologico a sostegno del personale della Polizia Penitenziaria. Allo scopo una significativa copertura finanziaria è stata concretamente stanziata sull’apposito capitolo di bilancio.

Pur nella consapevolezza che in tale scenario operativo – complesso e unico nel suo genere, come quello in cui opera la Polizia Penitenziaria – risiedono e si fondono molteplici cause di disagio lavorativo e fattori di stress negativo, un incoraggiante salto di qualità può dirsi raggiunto grazie all’impegno e alla capacità dell’Amministrazione di definire e mettere in campo un sistema permanente e strutturato utile al costante sostegno psicologico degli operatori del Corpo in prima linea.

L’onere della realizzazione di tale innovativa progettualità è stato assunto con competenza dalla Direzione Generale del Personale che, sin da subito, mediante la costituzione ad hoc di un Gruppo di lavoro e con la consulenza scientifica della prof.ssa Annamaria Giannini e del suo staff, ha saputo cogliere nell’approccio eziologico del fenomeno il metodo di analisi e trarre proposte pragmatiche per le azioni da porre in essere, oggi scaturite in puntuali linee guida ai Provveditori Regionali per l’attuazione avviata di efficaci piani di azione per il sostegno psicologico al personale su tutto il territorio nazionale.

L’efficacia di queste azioni d’intervento fondata sull’approfondimento analitico dei contesti lavorativi e sulla mappatura dei diversificati bisogni del personale, fa leva di conseguenza sulla differenziazione delle risposte offerte.

In particolare, i Provveditorati, con il contributo di professionisti esperti anche del mondo accademico, hanno rilevato i bisogni, elaborato progetti e realizzato azioni a supporto del personale, così da avere risposte e strumenti adeguati, tutti scientificamente validati e di comprovata efficacia (focus group, briefing, colloqui individuali, psicologo in sezione, sportello d’ascolto, elaborazione di criticità ricorrenti con accompagnamento di esperti).

I Provveditorati, costantemente coadiuvati e monitorati dallo staff del Direttore Generale del Personale, hanno potuto realizzare azioni anche di prevenzione a supporto di un eventuale disagio del personale per criticità legate al contesto lavorativo e superare le prevedibili resistenze psicologiche e diffidenze iniziali al nuovo approccio trasformando, attraverso la corretta informazione e la condivisione dei progetti e degli obiettivi, le difficoltà in opportunità per la rigenerazione del singolo e del gruppo nell’ottica del benessere del personale, e della prevenzione di eventi suicidari o autolesivi.

Valore aggiunto è scaturito dalla sinergia attivata con la Direzione Generale della Formazione, che ha provveduto a formare sul tema il personale referente preposto presso i Provveditorati con attività volte non solo a far conoscere la migliore scienza sul supporto psicologico per il contrasto del disagio, ma anche a comparare le azioni rispetto ai protocolli in essere delle altre Forze di Polizia e a tenere nella dovuta considerazione le tante esigenze esistenti sul territorio.

È stata, quindi, avviata la formazione a cura dei Provveditorati dei referenti presso le singole direzioni penitenziarie, così da rendere le azioni elaborate sempre più capillari e sempre meglio pervasive dei tessuti organizzativi e delle relazioni umane e professionali. La condizione della progettualità ben può dirsi essere un’eccellenza anche per il costante monitoraggio delle azioni intraprese e per la valutazione dell’impatto delle stesse.

Per il 2025 i Provveditorati non solo continueranno l’impegno sulla scia delle azioni intraprese, ma anche sulle misurazioni del trend dei cambiamenti avvenuti in termini di contrasto del disagio e di miglioramento del benessere lavorativo del personale.

L’obiettivo sicuramente raggiunto è la nuova sensibilità del personale che accede regolarmente e senza preconcetti alle azioni di supporto, nell’ottica di un vero cambiamento culturale verso una maggior apertura ai percorsi di consapevolezza ed analisi delle vissute criticità, piuttosto che di una perseverante chiusura in se stessi per traumi subiti.

Tra i vari metodi seguiti sul territorio, allo stato, fa registrare maggior successo il focus group funzionale al processo di elaborazione delle criticità sotto vari profili, dall’analisi dell’accaduto, delle tecniche organizzative applicate, dell’emotività e coinvolgimento generato nella persona e gli effetti nelle sue relazioni.

Altro significativo strumento è quello dello psicologo che condivide la vita di reparto con gli operatori di sezione e che, di conseguenza, diventa e viene visto come conoscitore e testimone delle difficoltà del contesto e delle dinamiche comportamentali e relazionali al suo interno.
Elementi, questi, facilitatori per l’instaurazione di un rapporto di fiducia, di affidamento e, dunque, di aiuto.

Altro effetto è anche quello rilevato sul versante della prevenzione. Infatti, l’elaborazione, sia sul piano cognitivo sia tecnico-operativo ed emotivo delle criticità traumatizzanti vissute, aiuta anche a non ripetere errori, a prefigurarsi scenari di azione e soluzione, evitando così quelli inefficaci se non anche dannosi a favore, invece, quelli utili e privi di rischi.

Si potrebbe ben dire: “dalle azioni a supporto, alla loro realizzazione, per una sempre più significativa prevenzione delle cause del disagio”. Al terzo anno di progettualità (2022- 2023-2024) un bel traguardo raggiunto!